Un compagno della Commissione internazionale – PCm Italia – Alcune osservazioni critiche al documento “For a Unified Maoist International Conference! – Proposal regarding the balance of the International Communist Movement and of its current General Political Line”[A comrade of International Commission – PCm Italy – For debate and two lines’ struggle – Some critical notes on “For a Unified Maoist International Conference! – Proposal.. – | Italian]

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Alcune osservazioni critiche al documento “For a Unified Maoist International Conference! – Proposal regarding the balance of the International Communist Movement and of its current General Political Line”

Alcune osservazioni critiche al documento “For a Unified Maoist International Conference! – Proposal regarding the balance of the International Communist Movement and of its current General Political Line”

in the next days english and spanish traslation

premessa

Dopo il collasso del Movimento Rivoluzionario Internazionalista (MRI), è venuta a mancare l’unica organizzazione internazionale esistente raggruppante la maggiorparte di partiti e organizzazioni m-l-m.

L’MRI ha rappresentato, dopo la crisi sopraggiunta nel Movimento Comunista Internazionale (MCI) con la morte di Mao e la sconfitta della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP), uno sforzo concreto per riunire i partiti e le organizzazioni MLM disperse a livello internazionale e quindi dare inizio ad una controtendenza per combattere tale nefasta dispersione.

Oggi i partiti e le organizzazioni MLM coerentemente internazionaliste non possono che combattere ogni residuo di revisionismo avakianista e prachandista e riprendere il filo rosso del MRI, con le sue lezioni positive e negative per avanzare ulteriormente nel lungo cammino che, passando per la costruzione di una nuova organizzazione internazionale dei partiti e organizzazioni MLM, abbia come meta la costruzione dell’Internazionale Comunista.

Il sito “Communist International” lo scorso 4 gennaio ha pubblicato un documento chiamato “For a Unified Maoist International Conference! – Proposal regarding the balance of the International Communist Movement and of its current General Political Line” a firma The Coordinating Committee for the Unified Maoist International Conference – CUMIC, tale comitato raggruppa alcune organizzazioni e partiti che negli ultimi anni hanno dichiarato di voler perseguire il fine di convocare una Conferenza Internazionale (CI) (chiamata dai compagni CIMU per l’appunto) e tale documento dal loro punto di vista rappresenta una proposta di “basi di discussione” (BD) comune, ma in realtà è la loro piattaforma politico-ideologica funzionale a tale convocazione.

E’ risaputo e riconosciuto nel movimento comunista mlm che il nostro partito, sin dal collasso del MRI, sia stato sempre in prima linea, tramite diverse iniziative politiche, nel lavoro per gettare le fondamenta per la tenuta di una nuova CI MLM con l’obiettivo che essa dia vita ad una nuova organizzazione internazionale.

Già nel 2012 il nostro partito insieme al PC(m)A e al PCI (ML) Naxalbari (oggi parte integrante del PCI (M) ) convocava una Riunione Speciale di Partiti e Organizzazioni marxisti-leninisti-maoisti del MRI (RSPOMLMMRI),1

L’esito di tale Riunione Speciale dopo discussione e lotta fu l’uscita di due “Risoluzioni Finali” a cui rimandiano2, le due risoluzioni si delimitarono in forma chiara e definitiva dalle due principali correnti neorevisioniste capeggiate da Avakian e da Prachanda, e avviò, per la prima volta dal collasso del MRI, il lavoro per la CI che prevedeva comunque ancora molteplici passi con l’integrazione in tale lavoro di altri partiti e organizzazioni m-l-m sia che avevano fatto parte del MRI che no.

In tal senso le due risoluzioni finali promulgate dalla RSPOMLMMRI, seppura distanza di dieci anni e in un contesto storico-politico differente, anche se non possano essere la base per convocare la CI, crediamo che contengano ancora oggi utili indicazioni di metodo, linea e analisi politica al servizio della formazione di una base unitaria per i partiti e organizzazioni m-l-m che intendano convocare la CI.

Sia negli anni precedenti che negli anni successivi alla RSPOMLMMRI, il nostro partito insieme ad altri partiti e organizzazioni ha inoltre promosso le Dichiarazioni Internazionali del Primo Maggio e altre iniziative internazionaliste bilaterali e multilaterali, con lo scopo di mantenere il filo rosso dell’unità nel nostro movimento, in particolare in occasione di questa importante giornata di lotta per la nostra classe.

Il nostro partito, alla pubblicazione del documento da parte dei compagni del CUMIC, ha assunto un atteggiamento positivo pensando che esso potesse essere un ulteriore contributo per avvicinarsi all’obiettivo. Una volta letto e analizzato abbiamo dovuto invece esprimere il nostro rammarico insieme al nostro giudizio principalmente negativo dettato dalla valutazione che tale documento non possa rappresentare una base di partenza unitaria per la convocazione della Conferenza Internazionale.

Il nostro Partito ha affidato ad un compagno della Commissione internazionale un primo commento critico ad alcune posizioni espresse dai compagni del CUMIC, a cui ne seguiranno altri, che commenteranno  i commenti fortemente critici espressi da altre organizzazioni. I cui argomenti in generale – ma non totalmente – condividiamo e ad essi rimandiamo

*****

L’ideologia rivoluzionaria sulla base della quale convocare la Conferenza Internazionale è il marxismo-leninismo-maoismo

In apertura il documento afferma che “il pericolo principale del MCI continua ad essere il revisionismo”, affermazione condivisibile; subito dopo continua: “la sua unità si costruisce sulla base e la guida del marxismo, oggi marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo”.

Teniamo a ribadire che la scienza del proletariato a qualsiasi livello del suo sviluppo rappresenta un’unità organica: è stato così nella prima fase di nascita e sviluppo del marxismo e così con il marxismo-leninismo e infine con il marxismo-leninismo-maoismo dalla sua nascita fino ad oggi.

L’unità ideologica e la comprensione/applicazione di ogni sua sfaccettatura da parte del proletariato diretto dalla propria avanguardia è l’unica chiave per intraprendere il cammino rivoluzionario in ogni paese.

Il nostro partito si chiama Partito Comunista maoista, ma non condivide l’uso che le forze autrici di BD fanno dell’espressione “principalmente maoismo” che è contro la comprensione che l’ideologia del proletariato è organicamente un tutto indivisibile rispetto a quanto sia già stato universalmente acquisito dalla pratica rivoluzionaria del proletariato: non è forse ancora oggi valida l’analisi marxista del capitale, il metodo materialista storico e dialettico, l’analisi marxista dello Stato e così via nei suoi aspetti universali (sempre validi fino a quando il capitalismo non sarà sconfitto)?

Stessa cosa dicasi per gli apporti universali del leninismo e del maoismo al marxismo che oggi è solo rappresentato dalla definizione di marxismo-leninismo-maoismo.

L’accezione data a tale definizione nel documento del CUMIC è condivisa solo dai partiti e organizzazioni rappresentati nel CUMIC stesso e che sono espressione di una frazione del nostro movimento, che ha prodotto diversi documenti che negli ultimi anni, a tale definizione ha spesso aggiunto la formula: “con i contributi universali del presidente Gonzalo” e perfino la questione delle “sei facce”3.

Noi pensiamo che una “base di discussione” funzionale alla convocazione debba assumere la formulazione di “MLM” e porla come discriminante contro il revisionismo.

Tornando al testo redatto dai compagni del CUMIC segnaliamo un altro punto, espresso nel seguente passaggio che riportiamo:

“la linea di demarcazione tra il marxismo ed il revisionismo consiste in:

1) riconoscere o no il maoismo come terza, nuova e superiore tappa del marxismo e la necessità di combattere il revisionismo e tutto l’opportunismo; 2) riconoscere o no la necessità della violenza rivoluzionaria, come guerra popolare, per fare la rivoluzione nel proprio paese; 3) riconoscere o no la necessità di demolire il vecchio apparato statale e rimpiazzare la dittatura della borghesia con la dittatura del proletariato; 4) riconoscere o no la necessità del partito rivoluzionario del proletariato

Condividiamo in generale le affermazioni di questo passaggio, per quanto riguarda il secondo punto riteniamo, però, non corretto da un punto di vista mlm l’identificazione tra guerra popolare e violenza rivoluzionaria. E’ chiaro che la violenza rivoluzionaria sia la prassi centrale della guerra popolare, ma non si può dire che la guerra popolare sia solo questo. La stessa storia delle guerre popolari lo smentisce, basta guardare alla grande guerra popolare del PCC diretta da Mao Tse Tung; ma ugualmente lo smentiscono la guerra popolare in Perù, i 10 anni di guerra popolare in Nepal, e le guerre popolari (GP) in corso in India e nelle Filippine. Essa è lotta contemporaneamente sul fronte politico, ideologico, di costruzione delle basi di appoggio, ecc. Fare invece questa identificazione porta auna concezione/posizione militarista, che è anti mlm.

La Conferenza Internazionale come passo in avanti nella lotta all’imperialismo

Crediamo che la tenuta di una Conferenza Internazionale dei partiti e organizzazioni MLM rappresenti un secondo passo (dopo il primo rappresentato dal MRI) del lungo cammino della lotta contro l’imperialismo e la sua sconfitta finale con la vittoria delle Rivoluzioni di Nuova Democrazia e le Rivoluzioni Socialiste che sfocino infine nel Comunismo.

E’ quindi di necessaria importanza comprendere e maneggiare magistralmente la teoria dell’imperialismo formulata da Lenin e applicata da Mao tramite la propria direzione al processo rivoluzionario in Cina, la cui comprensione è anche favorita dalle esperienze rivoluzionarie concrete (le guerre popolari in corso), per comprendere quale sia la strategia per combattere e sconfiggere l’imperialismo.

In tal senso, il concetto di “guerra popolare mondiale” presenta un problema di comprensione teorico-ideologica e di ambiguità.

Noi siamo partigiani della nascita e sviluppo di guerre popolari in ciascun paese4, pensiamo che la via della guerra popolare si debba applicare universalmente a ciascun paese secondo le condizioni specifiche di ogni paese, ed in particolare secondo la natura di ogni paese se esso sia un paese imperialista o un paese oppresso dall’imperialismo (tenendo conto di eventuali mutamenti in entrambi su cui torneremo brevemente in seguito), pensiamo che sia una strategia rivoluzionaria mondiale, ma come sappiamo, le condizioni di sviluppo di ogni paese del mondo sono e saranno diseguali fino alla nascita del Comunismo e di conseguenza sono diseguali anche la nascita e lo sviluppo dei processi rivoluzionari e quindi anche delle guerre popolari.

La storia ha già mostrato come alcuni paesi siano arrivati alla conquista del socialismo, seppur temporaneamente e con sviluppi tra essi diseguali mentre nella maggior parte del mondo continuavano a essere dominanti i rapporti di produzione capitalistici.

Basandoci sull’esperienza rivoluzionaria concreta nell’era dell’imperialismo a partire dalla Rivoluzione socialista d’Ottobre sappiamo che condizioni diseguali creano sviluppi rivoluzionari diseguali, in cui i paesi che raggiungono il socialismo per primi debbano difendere tale risultato come scopo principale nell’interesse internazionalista, per fungere da basi d’appoggio per la Rivoluzione Proletaria Mondiale (RPM).

Al contrario, il concetto di “guerra popolare mondiale” non tenendo conto di ciò si pone a nostro avviso al di fuori del maoismo.

Il concetto di “guerra popolare mondiale” espresso nel documento risulta a nostro avviso in contraddizione sia con la teoria dell’imperialismo che con quella della guerra popolare prolungata sintetizzata dal Presidente Mao che è sempre intesa come strategia rivoluzionaria per la conquista del potere politico e non come forma esercizio della dittatura dopo la conquista del potere.

“Guerra popolare mondiale” prevede invece una “guerra popolare ininterrotta” in ciascun paese confondendo la strategia per conquistare il potere e instaurare la dittatura del proletariato con la battaglia per la costruzione della dittatura del proletariato stessa la strategia per contrastare i tentativi di restaurazione del capitalismo, èl Rivoluzione Culturale, che non ha la forma di una ‘guerra popolare’

Un’altra questione importante è relativa al fatto che in tale documento, più avanti, si richiama la “teoria dei tre mondi”, ciò significa addebitare al marxismo-leninismo-maoismo ed in particolare dall’analisi del presidente Mao questa teoria che è invece tale e stata resa tale lda Deng-Tsiao-Ping5.

Non condividiamo l’affermazione di considerare i paesi oppressi come “la base della rivoluzione mondiale”, e i contadini come forza principale; posizione che strizza l’occhio al terzomondismo e non al MLM e che non considera che la contraddizione borghesia/proletariato è la contraddizione fondamentale e che oggi anche in molti dei paesi oppressi più importanti si sviluppa con sempre più forza la classe operaia, per quantità e qualità.

Nel primo documento finale “Sulla Situazione Internazionale e i compiti dei comunisti” approvato nella RSPOMLMMRI del 2012 si affermava invece:

Le borghesie imperialiste di tutto il mondo approfittano della crisi per ristrutturare l’imperialismo su scala mondiale e salvarlo nell’interesse della propria classe e in funzione dei loro profitti. Questo porta a scaricare l’odioso peso della crisi sui proletari e le masse popolari. Nei paesi oppressi dall’imperialismo come nei paesi imperialisti aumentano la disoccupazione, la precarietà, il costo della vita e si intensifica lo sfruttamento sino a forme di moderno schiavismo, si tagliano i diritti dei lavoratori, si cancellano le loro conquista sociali acquisite in anni di lotte, si chiudono le fabbriche con massicci licenziamenti, si mandano in rovina e si inducono al suicidio i contadini, si sviluppano tagli delle spese sociali e privatizzazioni della scuola, sanità, si estende la logica della mercificazione e del profitto ai beni primari, acqua, aria, sole, ecc.

Queste politiche si svolgono all’interno di una contesa imperialista per il dominio del mercato mondiale e delle zone geopolitiche strategiche, ma il carattere unitario delle politiche per scaricare la crisi sui proletari e le masse popolari è ben evidente”.

Crediamo che tale analisi a distanza di dieci anni sia ancora valida e mostri l’acuirsi delle contraddizioni in entrambi i tipi di paesi, che i cambiamenti avvenuti in questi decenni debbano portare a non vedere staticamente nei paesi oppressi, come principale la campagna e i contadini e come complemento la città e gli operai.

I compagni del CUMIC nel loro documento in questi termini:

“Se non si riconosce il carattere semi-feudale dei paesi oppressi e, quindi, la necessità di una guerra agraria per superarli, si nega la necessità della rivoluzione democratica in questi paesi, la necessità di sviluppare la guerra popolare come guerra unitaria, in cui le campagne sono il principale e le città un complemento necessario, per porre fine all’imperialismo, al capitalismo burocratico e alle semi-feudalità”.

In molti paesi oppressi crediamo che, data l’elevata urbanizzazione e proletarizzazione, come lenta tendenza iniziata a partire dagli anni ’60 e che si è accentuata dagli anni ’80 e che continua fino ad oggi in forme sempre maggiori, la campagna stia tendenzialmente perdendo la sua importanza “principale” a favore della città e di conseguenza non è certo che la guerra popolare in alcuni paesi oppressi dall’imperialismo veda come sua forma principale quella “classica” di una “guerra agraria”.

L’analisi sullo sviluppo della GP in ogni paese deve necessariamente tener conto dei mutamenti sociali e di distribuzione “demografica” della popolazione e (anche qui) non può essere una mera riproposizione meccanica della teoria della GP di Mao elaborata (ribadiamo ancora) tenendo conto della situazione concreta della Cina e del mondo di quasi un secolo fa, così come Lenin a suo tempo ammoniva che non si poteva riproporre la via dell’Ottobre meccanicamente negli altri paesi europei.

Pensare che tutto resti immutato è idealismo anti-dialettico.

L’analisi materialistico dialettica al contrario è viva ed in stretto rapporto dialettico con i mutamenti storici, economici, sociali e culturali, non la si può imbalsamare riproponendo l’analisi fatta dai nostri maestri meccanicamente: i marxisti-leninisti-maoisti devono essere capaci di discernere ciò che è universale (valido sempre e in tutti i luoghi, fintanto che il capitalismo sarà rovesciato) da ciò che è particolare.

Il problema principale è che i compagni estensori di ‘Base di Discussione’ pongono la centralità dei paesi oppressi a livello internazionale. Affermando che la contraddizione fondamentale a livello mondiale è tra imperialismo e nazioni e popoli oppressi.

Sia Stalin ne “I principi del leninismo” – 1° capitolo; sia soprattutto Mao nel fondamentale testo per il Movimento Comunista Internazionale “Sulla contraddizione”, dicono chiaro che “la prima contraddizione è quella che esiste tra il lavoro e il capitale”; sia Stalin che Mao spiegano che la contraddizione fondamentale, quella tra proletariato e borghesia, è sempre la stessa anche nella fase dell’imperialismo. Mao dice: “…quando il capitalismo dell’epoca della libera concorrenza si è sviluppato in imperialismo, la natura di classe del proletariato e borghesia – tra le due classi esiste una contraddizione fondamentale – e l’essenza capitalistica della società non hanno subito mutamenti ma le contraddizioni tra queste due classi sono diventate più acute…”.

Questa contraddizione, non variando l’epoca, resta quindi quella fondamentale. E’ sbagliato, pertanto, affermare, come fanno i compagni estensori di BD e in altri documenti, che invece fondamentale, universale è la contraddizione tra imperialismo e nazioni e popoli oppressi.

Questa errata analisi, si poggia anche (e “necessariamente” per i compagni estensori di BD) su una forzatura, secondo cui tanti paesi vengono indicati come paesi oppressi, quando sono paesi capitalisti – Un esempio è l’Ucraina (e tutti i paesi dell’est, ex socialisti) che viene considerato paese oppresso, da cui l’errata indicazione, oggi nella guerra in corso, di sostenere l’Ucraina come nazione oppressa contro la Russia, e dove, di conseguenza, la rivoluzione dovrebbe essere di nuova democrazia, quando questi paesi avevano già fatto la rivoluzione socialista e poi è stato restaurato il capitalismo.

La contraddizione fondamentale determina e influisce sulle altre contraddizioni

In alcuni periodi una delle altre contraddizioni può diventare principale. Per esempio, sempre facendo riferimento alla guerra in Ucraina, qui è sicuramente principale la contraddizione tra gli imperialismi, ma essa non sostituisce la contraddizione fondamentale a livello universale.

Fare, invece, della contraddizione tra imperialismo e paesi e popoli oppressi la contraddizione fondamentale, non solo nega i cambiamenti che l’imperialismo porta nei paesi oppressi nella composizione di classe del popolo, come detto prima, ma porta a fare un’analisi e quindi ad assumere una posizione deviata.

L’abbandono della teoria dell’imperialismo e dell’analisi marxista-leninista-maoista si trasforma in vero e proprio “corto circuito” tra l’analisi dei compagni del CUMIC e la realtà quando si ripete in maniera dogmatica la citazione del presidente Mao che nel 1967 affermava che la RPM sarebbe stata vittoriosa “nei prossimi 50-100 anni”.

L’affermazione di Mao era sicuramente giusta nel contesto in cui il grande maestro del proletariato la formulò conducendo l’analisi concreta della situazione concreta 55 anni fa; ma seguendo alla lettera il metodo dei compagni del CUMIC di riprendere tale citazione in maniera meccanicistica, sarebbe certa la vittoria della RPM sulla faccia della Terra intorno al 2067 (tra 45 anni). Inoltre tali compagni hanno riaffermato tale concetto in maniera più esplicita nel loro messaggio del Primo Maggio, pubblicato recentemente, enfatizzando esplicitamente che tale periodo dei “50-100 anni” vada inteso a partire da quando è stato affermato da Mao (sic!)

Evidentemente oggi la situazione, e quindi la valutazione, descritta da Mao negli anni ’60, è cambiata non esistendo più attualmente neanche un Paese socialista nel mondo che funga da base d’appoggio della RPM (cioè dal 1976), e considerando che i due partiti più avanzati che conducono la Guerra Popolare, il PCI (M) ed il PCF, dichiarano essi stessi di trovarsi nella fase della difensiva strategica.

Da tale “corto circuito” ne deriva direttamente un altro: l’affermazione, alquanto discutibile, che il MCI si troverebbe nella fase di offensiva strategica.

Anche qui vi è uso deformatodel marxismo-leninismo-maoismo ed in particolare della teoria di Mao della GP e delle sue fasi: se fossimo nella fase di offensiva strategica, ciò significherebbe che il nemico non è più in grado di cancellarci e che noi siamo nella possibilità di cancellarlo e quindi prossimi a prendere il potere su scala globale. E’ evidente che tale condizione è lontana in qualsiasi paese del mondo, India e Filippine compresi, a detta degli stessi compagni di quei paesi, come abbiamo visto.

Per i compagni del CUMIC invece, la fase attuale (se è strategicamente difensiva, di equilibrio o offensiva) non è determinata dall’analisi concreta della situazione concreta (quali e quante rivoluzioni sono in corso, quanti partiti mlm esistenti e in quale stadio siano, e così via), ma al contrario è determinata idealisticamente da una interpretazione soggettivista della gloriosa storia del proletariato considerandone unilateralmente solo le conquiste storiche ma “destoricizzate” e rimuovendo le sconfitte, in cui rientra la fase attuale in cui ci troviamo che richiede il superamento della sconfitta strategica subita (compiuta con la restaurazione del capitalismo nella Cina socialista) scrivono i compagni nelle loro BD:

“Applicando la legge della contraddizione al processo della rivoluzione mondiale, processo della lotta per cancellare l’imperialismo e la reazione dalla faccia della terra, dato che la contraddizione regge tutto e che ogni contraddizione ha due aspetti in lotta, in questo caso rivoluzione e controrivoluzione, distinguiamo tre momenti. Questi sono: 1° difesa strategica; 2° equilibrio strategico; 3° offensiva strategica della rivoluzione mondiale. La difesa strategica della rivoluzione mondiale, opposta all’offensiva della controrivoluzione, iniziò nel 1871 con la Comune di Parigi e terminò con la seconda guerra mondiale. L’equilibrio strategico si ebbe intorno alla vittoria della rivoluzione cinese, alla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria e allo sviluppo del potente movimento di liberazione nazionale. Successivamente la rivoluzione è entrata nell’offensiva strategica. Questo momento può essere collocato intorno agli anni ‘80, quando vediamo segni come la guerra Iran-Iraq, in Afghanistan, in Nicaragua, l’inizio della guerra popolare in Perù, opposte all’offensiva controrivoluzionaria generale, nel periodo compreso nei “prossimi 50-100 anni”. Da questo momento in poi si sviluppa la contraddizione tra capitalismo e socialismo, la cui soluzione ci porterà al comunismo”

Nel primo documento finale approvato nella RSPOMLMMRI si affermava tra l’altro

“E’ in questo contesto che si sviluppa ed emerge una potenziale nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale che ha come punti di riferimento e ancoraggio strategico le guerre popolari guidate dai partiti maoisti. A ciò va aggiunta la preparazione di numerose nuove guerre popolari, in particolare in Turchia e Sud Asia, con le potenzialità di essa in America Latina e, in tutto il resto del mondo, la costituzione dei partiti comunisti marxisti-leninisti-maoisti. In questo quadro I nuovi partiti comunisti M-L-M nei paesi imperialisti rappresentano le potenzialità per un salto di qualità dellalotta rivoluzionaria nel mondo e per l’unità elle due correnti della rivoluzione proletaria mondiale: la rivoluzione proletaria e socialista nei paesi imperialisti e la rivoluzione di Nuova Democrazia in marcia verso il socialismo nei paesi oppressi dall’imperialismo.

.”.

Nell’attuale situazione internazionale il compito dei comunisti è fare la rivoluzione nei diversi paesi, perchè la rivoluzione è l’unica soluzione alla crisi, l’unica alternativa all’imperialismo e il fine ultimo delle lotte dei proletari e dei popoli oppressi.

Ciò richiede il rafforzamento e la costruzione dei partiti comunisti marxisti leninisti maoisti in ogni paese, come partiti comunisti di tipo nuovo, come reparti d’avanguardia del proletariato e nucleo dirigente di tutto il popolo, come partito di combattimento per la rivoluzione.

Questa è tuttora la fase attuale, assumere atteggiamenti trionfalistici non aiuta il nostro avanzamento collettivo bensì favorisce la stagnazione.

In occasione della RSPOMLMMRI nello stesso documento si affermava inoltre: “Dobbiamo imparare dalle nostre vittorie come dalle nostre sconfitte, dalla nostra correttezza come dai nostri errori”, nel documento del CUMIC invece il trionfalismo soggettivista non lascia spazio a tale riflessione e al bilancio critico/autocritico.

Infine circa la comprensione e applicazione della teoria dell’imperialismo: crediamo sia inesatto esprimere in termini strategici come fa il documento la definizione di “unica superpotenza egemonica” riferita agli USA e che sia ancor meno esatta e non scientifica quella di solo “superpotenza nucleare” riferita alla Russia.

Ancora una volta riteniamo valida e lungimirante, soprattutto alla luce dei fatti recenti, l’analisi svolta nella RSPOMLMMRI del 2012, – citiamo ancora il primo documento finale “Sulla Situazione Internazionale e i compiti dei comunisti” in cui si affermava:

"I rapporti di forza tra gli imperialisti sono fluttuanti. Pur restando gli Stati Uniti la sola superpotenza, le sue potenzialità sono considerevolmente indebolite dalla resistenza delle loro vittime e dalla crisi. Questo lascia un certo spazio al raggruppamento dell'UE, anche se fattori simili hanno impatto negativo anche sulle sue posizioni. La Russia non è altrettanto colpita dalla crisi. Grazie all’asse con la Cina e consolidando i legami con le repubbliche ex sovietiche, ha guadagnato un certo vantaggio e ha incrementato la contesa. Nel complesso, la collusione resta principale nelle relazioni interimperialiste, ma l'imperialismo in crisi sviluppa contraddizioni al suo interno che possono divenire potenziali fonti di una nuova guerra mondiale. Le potenze imperialiste, principalmente gli USA, scatenano e accentuano guerre di aggressione, invasione e neocolonialismo nei diversi scenari del mondo in cui i loro interessi sono vitali o minacciati. Nello sviluppare queste guerre proseguono nella corsa agli armamenti e si dotano di strumenti militari sempre più devastanti, superando ogni limite sancito dalle convenzioni internazionali e dai diritti umani".

Alcune riflessioni conclusive

Per concludere, ribadiamo ancora una volta che l’obiettivo condiviso dei partiti e organizzazioni MLM deve essere quello che si convochi una CI la più larga possibile rispettando due discriminanti di principio:

1) Una CI i cui partecipanti aderiscano integralmente al MLM

da cui discende che in tale CI non vi sia spazio per il revisionismo ed il neorevisionismo

No alla partecipazione alle forze che si richiamino direttamente o indirettamente alla “nuova sintesi” di Bob Avakian del PCR USA, al Prachandismo e alla LOD in Perù.

Inoltre come già espresso nella seconda risoluzione finale intitolata “Verso una Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni comunisti M-L-M del mondo” in occasione della RSPOMLMMRI del 2012 circa tale convocazione, ribadiamo ancora oggi:

Noi riteniamo che questo compito debba essere assunto con il coinvolgimento dei partiti maoisti che dirigono guerre popolari e di tutte le forze maoiste…“.

Vogliamo una Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni comunisti M-L-M del mondo, a cui vi si arrivi con una convocazione unitaria condivisa; in cui si sviluppi un genuino confronto e serrata L2L con l’obiettivo di raggiungere un livello più elevato di unità verso l’obiettivo di fondazione di una nuova Organizzazione Internazionale MLM embrione di una futura Internazionale. Ogni risultato inferiore al livello organizzativo, teorico, politico e ideologico raggiunto dall’MRI sarebbe un passo indietro e non un passo avanti.

Un compagno della Commissione internazionale – PCm Italia

1 Riunione a cui erano stati invitati a partecipare anche i compagni nepalesi, i compagni turchi e del Bangladesh, di cui i primi vi parteciparono come osservatori essendo i compagni presenti ancora interni al partito neorevisionista ma in procinto di scindersi da esso, mentre gli altri due non riuscirono ad essere presenti.

2. Disponibili integramente sul sito web di Maoist Road.

3“marxismo-leninismo-maoismo, principalmente maoismo con i contributi universali del presidente Gonzalo”, vedi ad esempio:

– Thesis on the international situation and the tasks of the International Communist Movement (Marzo 2017)

– Long live the 200 year anniversary of the birth of the great Karl Marx! (Marzo 2018)

-Learn from Chairman Gonzalo! – Joint International Declaration (Settembre 2020)

– 200th birthday of Frederick Engels – International Declaration (Novembre 2020)

4

5Che utilizzò e definì questo concetto nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu nel 1974 (https://www.marxists.org/reference/archive/deng-xiaoping/1974/04/10.htm) e che sviluppò successivamente.